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VIETNAM Cultura Tradizioni Le Scuole Marziali |
Vietnam 2004
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Ho cominciato praticare il Viet Vo Dao nel 1996. Durante tutti questi anni, ho avuto modo di vivere innumerevoli esperienze che mi hanno dato la possibilità di crescere sia sul piano tecnico che su quello interiore - personale. Oggi questa esperienza mi ha portato a raggiungere il livello di istruttore e ha fatto crescere in me il desiderio di riuscire a trasmettere tutte quelle emozioni che il VVD mi ha dato.In questi anni dedicati al VVD mi sono allenato assiduamente e costantemente per arrivare preparato ad esaudire il mio grande sogno…..toccare con mano il luogo in cui quest’Arte marziale è nata: IL VIETNAM. Finalmente, dopo tanta attesa, ho potuto coronare questo sogno e forse sono riuscito a farlo nel migliore dei modi, infatti ho avuto l’opportunità di fare questo viaggio accompagnato dal mio Maestro e sicuramente per chi è un fedele allievo non servono parole per capire questo piacere indescrivibile! Preparate le valigie, portando via lo stretto necessario e non dimenticando il mio Vo Puch e la mia cintura, sono partito il 07 novembre 2004 con destinazione : VIETNAM. In aeroporto, l’emozione era tanta, anche perché per me era la prima volta che affrontavo un viaggio in aereo, però la voglia di arrivare fin laggiù, era tale da farmi dimenticare che da li a poco, mi sarei trovato a 11.000 m da terra. 08/11/2004 ore 10.30 i miei piedi toccano il VIETNAM, e da qui inizia un’avventura indimenticabile.I Vietnamiti spesso paragonano il loro paese a una pertica di bambù che alle due estremità sostiene un cesto di riso. Il paese è in realtà a forma di “S”:si amplia a nord e sud e si restringe al centro. Come ben sapete il Vietnam si estende nella parte orientale della penisola indocinese il suo territorio è in gran parte montuoso, colline e montagne coprono infatti i ¾ della superficie. Il Vietnam comprende a nord il Tonchino, regione geografica corrispondente al basso bacino del Fiume Rosso; la zona centrale, che appartiene al dominio del sistema montuoso della Cordigliera Annamita, ed infine, a sud, mentre la catena Annamita si abbassa gradualmente, fino a scomparire sotto le coltre alluvionali, emerge la grande pianura della Cocincina, lì dove eravamo diretti noi. Il clima monsonico predomina in tutta questa zona bassa, con temperature uniformi intorno ai 25-26 gradi centigradi. Oggi, a causa del progressivo estendersi delle colture, non rimane più nulla dell’originale boscaglia che un tempo copriva la Cocincina. Ritornando al nostro racconto…… Il soggiorno sarebbe durato 15 giorni, usciti dall’aeroporto di HO CHI MINH CITY (ex SAIGON), la prima preoccupazione è stata quella di trovare un posto in cui alloggiare. Durante la ricerca avevo l’impressione di essere una trottola, non riuscivo a smettere di girare la testa a destra e a sinistra, perché ero rapito da immagini di un mondo così diverso. Sembrava strano, toccare con mano una realtà, che fino ad allora in maniera incredula, si poteva vedere solo nei film. Saigon: un via vai di gente e soprattutto di motorini, che si muove come uno sciame d’api, portandosi appresso un caotico brusio di clacson e schiamazzi. Regnano ovunque la confusione e la vivacità tipiche della vita vietnamita ed è impossibile sottrarsi a questa energia contagiosa. Immagini contrastanti di esotico e di mondano riempiono gli occhi. Ci sono i mercati nelle strade, dove si fanno gli affari; i caffè lungo i marciapiedi, i cui altoparlanti diffondono ritmi melodiosi e radio giornali senza sosta. La metropoli è brulicante di vita e si muove convulsamente: eppure , in tutta questa frenesia, permangono anni di tradizioni secolari e la bellezza di un’antica cultura. Nei vicoli interni, dove generalmente i turisti non si avventurano, si curano i pazienti con l’ago puntura, una sarta, attenta ed esperta, realizza con cura un “AO DAI”, il raffinato costume vietnamita che potrebbe suscitare l’invidia dei più conosciuti stilisti parigini. Questo era lo scenario predominante a SAIGON. Dopo aver parcheggiato bagagli, incuranti del sonno perso durante il viaggio, la seconda preoccupazione era quella di trovare un mezzo di trasporto…..e che altro trovare se non un motorino? Era un ottimo mezzo di battaglia, ma nel vero senso della parola, visto che era proprio una guerra districarsi in mezzo a quel traffico, i concetti di precedenze, stop, semafori, molto probabilmente sono a loro sconosciuti, però anche tutto questo è …………VIETNAM. Il primo giorno trascorse in fretta, dedicandolo a qualche giro per la città e mettendoci in contatto con i Maestri di Viet Vo Dao del posto. Il programma di allenamento prevedeva delle lezioni a giorni alterni con la Maestra HO HOA HUE della scuola “TINH VO DAO” e con il Maestro CHIEU della scuola “VOVINAM VIET VO DAO”. Durante questi allenamenti mi sentivo osservato, dalla testa ai piedi, dai praticanti del posto, e non nascondo l’imbarazzo per la paura di muovermi come un orso impacciato, in mezzo a quella gente, per la quale l’Arte marziale è una cultura e una tradizione. Imbarazzo che fortunatamente è durato poco, visto l’accoglienza, l’estrema disponibilità e pazienza per insegnarmi movimenti e tecniche a me nuove. Già alla seconda lezione, in quelle palestre, mi sentivo a casa mia, e si era già creato un sincero legame di amicizia fra noi praticanti, accomunati dalla stessa passione. L’allenamento ci impegnava alla sera, perciò in quella prima settimana non sono mancate escursioni turistiche, fra le quali,: - la visita a “CU CHI”, città che è diventata un distretto dell’area metropolitana di Ho Chi Minh City e scenario storico della guerra del Vietnam. Apparentemente,restano oggi poche testimonianze dei violenti scontri, dei bombardamenti e delle distruzioni che sconvolsero la zona di Cu Chi durante la guerra; per avere un’idea di cosa accadde veramente, infatti, bisogna, andare sottoterra. La rete di gallerie costruite a Cu Chi divenne leggendaria perché consentiva ai viet cong di controllare una vasta zona intorno alla città di Ho Chi Minh, e nel periodo di massimo utilizzo si estendeva dalla capitale sudvietnamita sino al confine con la Cambogia. Tale rete sotterranea, che in alcuni punti era strutturata su diversi piani, comprendeva innumerevoli botole, vari ambienti abitabili, magazzini, fabbriche di armi, ospedali da campo, centri operativi e cucine. Le gallerie rendevano quindi possibili le comunicazioni e il coordinamento tra le zone controllate dai viet cong; - la visita al museo delle atrocità di guerra. Molte fotografie riproducevano le terribili azioni commesse dagli americani. Si trovavano anche immagini di neonati con malformazioni fisiche causate dall’impiego su larga scala degli erbicidi e dei defoglianti da parte degli americani. Sono pochi i musei al mondo che danno un’idea così chiara di quanto la guerra sia terribilmente brutale ed è difficile non rimanere sconvolti nel vedere foto della gente martoriata dai bombardamenti e dagli esplosivi al “Napalm”; - la visita ai vari Templi Buddisti ; - il tour sul delta del “MEKONG”. In men che non si dica era già trascorsa la prima settimana e dopo aver salutato e ringraziato i Maestri e gli allievi che con noi hanno condiviso gli allenamenti, siamo partiti alla volta di NHA TRANG. Il viaggio in pulmann durò più di dieci ore, percorrendo la costa bagnata dal Mar Cinese Meridionale, svelandomi paesaggi ed orizzonti non descrivibili a parole, ma impressi nella memoria di chi ha potuto ammirarli. Arrivati a NHA TRANG, la città si presentava, meno caotica di SAIGON, soprattutto il clima era più mite e il paesaggio più tipico tropicale, con spiagge bianche, acqua trasparente e alte palme. Nha Trang è un posto dove la gente va per divertirsi e la quantità di servizi offerti è davvero incredibile, massaggi, pranzi, birre fredde, manicure, trattamenti estetici e via di seguito. Le limpide acque turchesi che bagnano Nha Trang, sono ideali per la pesca per lo snorkelling e le immersioni subacquee, attività che però non si praticano nei mesi di novembre e dicembre, infatti i fiumi riversano nel mare grandi quantità di fango. Lungo la spiaggia si poteva noleggiare una sedia a sdraio, e rimanere in panciolle tutto il giorno, sorseggiando una bibita o sgranocchiando gli spuntini offerti dai venditori ambulanti, alzandosi soltanto per andare al bagno. In questo luogo abbiamo trascorso sei giorni dove ovviamente, si sarebbero alternati momenti di relax, svago ed escursioni, con gli allenamenti presso la palestra del maestro DONG VU della scuola “DONG VIET DAO”. Se nelle palestre di Saigon mi sentivo come a casa, qui ho veramente potuto assaporare come effettivamente ci si allena in Vietnam. L’allenamento iniziava alle 7.00 del mattino per concludersi alle 09.00 e riprendeva alle 15.00 per terminare alle 17.00, e questo per tutto il soggiorno. Bello direte voi…..ma vi garantisco che è stata un’esperienza veramente dura….anche se l’entusiasmo e la voglia di imparare riusciva a tener testa alla stanchezza. (perdere 4 Kg in 6 giorni non è male!!) In questa palestra ho potuto veramente conoscere il sapore della fatica, condivisa con gli istruttori che mi seguivano passo dopo passo, il tutto svolto nel massimo della concentrazione, del silenzio e della devozione dell’Arte, così come si addice ad un vero e proprio dojo. E’ proprio qui che ho avuto la possibilità di conoscere meglio i ragazzi del Vietnam, con loro passavo quattro ore ogni giorno fianco a fianco e non era semplice comunicare, ma il feeling che si era creato durante gli allenamenti, ci permetteva di capirci ugualmente. Non sono mancati momenti di allegria dove, tra qualche cena a base di pesce o un’altra pietanza tipica del posto come il serpente, e tra i luoghi di svago più gettonati, come il karaoke, ho potuto conoscere il Maestro Dong Vu e i suoi allievi, non solo come il M° e i praticanti di un’Arte Marziale, ma anche come persone, restandone colpito dalla loro semplicità e simpatia e per quel loro modo di rivolgersi a me come se mi avessero da sempre conosciuto. Purtroppo il tempo scorreva inesorabile ed era ormai giunto il momento dei saluti, per noi scoccava il 12° giorno in Vietnam. L’indomani mattina, saremmo ripartiti per Ho Chi Minh City, dove, dopo le solite corse per acquistare gli ultimi ricordi e souvenir, saremmo ripartiti verso casa. Prima di partire non potevo però farmi mancare l’ultima esperienza….il tipico e tradizionale giro in XE XICH LO (ossia cyclo). Fatto questo non mi restava che riempire le valigie, richiudendo in esse un po’ di Vietnam. Sono stati per me 15 giorni indimenticabili per quello che ho fatto, per quello che ho visto e conosciuto, per aver vissuto come uno di loro, insieme a loro. Ritornando con la mente a quei giorni non posso non sentire un po’ di nostalgia e trovo conforto solo all’idea di ritornare per imparare altre cose, per approfondire il Viet Vo Dao, per vivere altre esperienze e conoscere altra gente. Mi rendo conto che laggiù ho lasciato una parte del mio cuore ma in fondo….. anche questo è: VIETNAM.
Istr. c.n. 1° Dang Denis Piovesan "Bao Minh Chau" |
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